Permettetemi di esprimere la mia opinione sulla questione Perego & C.
Questa della ‘ndrangheta a me sembra un segreto di pulcinella. Da parecchio tempo si sa che a Como circola molta droga e la droga non viene portata da Babbo Natale ma dalle organizzazioni mafiose. Ciò significa che la mafia è qui da un bel pezzo. Si sa anche che a Como la droga è gestita dalla ‘ndrangheta. Rimango quindi stupito nel leggere continuamente, soprattutto da parte dei giornalisti, una sorta di stupore, come se solo ora si cadesse dal pero.
Oggi ad esempio leggo del Coconut, anche qui con uno stupore talmente candido che pare lavato nella candeggina, ma le voci sulla nota pizzeria che si affaccia sulle sponde del lago di Pusiano circolano da un bel po’ di anni. Se di queste voci ne sono a conoscenza io che non ho mai fumato uno spinello (a dir la verità non fumo proprio) ed alla cocaina preferisco la coca cola mi pare strano che gente molto più navigata di me, o gente il cui mestiere è raccogliere informazioni, adesso si mostri stupita ed esterrefatta.
Più di una volta abbiamo letto delle analisi effettuate dall’ASL sulle nostre acque in cui vi ha trovato quantitativi ingenti di droghe disciolte in esse. Possibile che non ci si sia mai interrogati su chi porta in città tutta questa droga? Non mi pare che la collina del Baradello sia piena di campi d’oppio e di cannabis, forse una volta c’erano i vigneti, ma tanto tempo fa, prima della guerra, ora non son rimasti nemmeno quelli.
Mi sembra di assistere ad un teatrino, ad una commedia delle parti, in cui tutti sanno tutto ma fanno finta di non sapere niente e comincio ad averne abbastanza di questa sorta di ipocrisia o faccia tosta se preferite.
Le forze dell’ordine stanno facendo un lavoro immane e spero che riescano ad estirpare questo cancro dal nostro territorio, se però, invece di scrivere del gattino che non riesce a scendere dall’albero si facesse del giornalismo serio, magari un aiutino agli inquirenti si riuscerebbe a dare.
Non intendo ovviamente dire che il giornalista deve fare il detective ma scrivere articoli seri questo si. Ad esempio chiedersi come mai circola tutta ‘sta droga in città, chi ne fa uso, chi la commercia; non mi sembra sia una cosa trascendentale, è sufficiente fare qualche telefonata senza nemmeno muoversi dalla scrivania e forse ora non saremmo qui con la bocca ad O.
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Niet. Nein. No! Sul prato non si sta, il sole andatelo a prendere a Rimini, non qui a Como. Già, in questa città è vietato sdraiarsi e lasciarsi accarezzare dai dolci raggi della nostra stella. Il dolce bimbo della foto, qui a Como è un fuorilegge. E’ proprio vero che delinquenti si nasce.
E’ assurdo!
Si legge sul più diffuso quotidiano locale che mandano via i turisti seduti sui prati fronte lago ma si lasciano stare gli spacciatori.
Ecco forse questa frase è la chiave di tutto. Già, perchè Como è ai primi posti nella trista classifica delle città in cui la tossicodipendenza è più diffusa tra i giovani.
Si caccian i turisti ma si lascian stare chi rovina la vita ai nostri ragazzi.
Non possono stare al bar perchè chiude, non possono stare per strada perchè nonna Maria deve dormire, non possono prendere il sole, però possono drogarsi.
Questa amministrazione sta rendendo la città invivibile, scordandosi che non sono i cittadini che devon servire alla città ma la città ai cittadini. Se Como quindi ai propri figli non dà niente ma pretende solo, che città è?
Como è una città universitaria, dovrebbe essere piena di vita, di giovani che contagiano la città con la loro esuberanza e voglia di vivere, è così in ogni parte del mondo, tranne a Como. Como è una città morta, una città che offre due cose sole, o la droga o la noia. Fra le due secondo voi i nostri ragazzi cosa scelgono? Ecco il motivo principe della nostra posizione per niente invidiabile nella graduatoria sull’uso di sostanze stupefacenti fra i giovani.
Ci si stupisce quando l’ASL analizzando le nostre acque vi trova dentro ogni tipo di sostanza, dalla cocaina, all’hascish, all’exstasi. Un vero campionario di merda che avvelena le nostre generazioni, che compromette il loro futuro e la loro salute, però gli spacciatori non si toccano, loro possono stare tranquilli. Purchè ovviamente non stiano nel prato!
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In comune c’è aria di cambiamento. No, state calmi, nessun rimpasto e nessun’aria di dimissioni (per ora), semplicemente si voglion cambiare i computer dei signori consiglieri.
E’ bastato un bit perchè scoppiasse il putiferio, con le opposizioni a dire che non è necessario, chè quelli attuali vanno benissimo, che non è questo il momento per sperperare il denaro pubblico ecc. ecc., insomma la solita storia da opposizione.
Leggendo un noto quotidiano locale si evince anche che tale cambiamento avrebbe compotato pure una consistente trapanatura del tavolo consiliare per far passare i cavi di internet.
Non so chi sia il tecnico informatico del comune ma dovrebbero avvisarlo che hanno inventato il wi-fi e che ormai i buchi si fan solo agli orecchi.
Comunque sia ora la discussione è aperta, con il Presidente consiliare, Mario Pastore, che va in tilt sostenendo che la mozione, con relativi fondi, per il cambiamento dei pc era già stata approvata, che i vecchi pc sono obsoleti, continuano a rompersi e riparali costa, e li vuole sbolognare a qualche ufficio comunale che si ritroverà con dei nuovissimi computer vecchi (mah!). Le opposizioni invece ferme nel dire “questo cambio non s’ha da fare ed i computer nuovi se li possono comprare i consilieri di tasca propria” (seeeeee perchè ci crediamo), insomma si rischia una bella schermata blu.
Ora, per i pc vecchi, forse in comune non lo sanno ma c’è un fiorente mercato di modernariato dove è possibile reperire, senza spendere una fortuna, tutto ciò che serve. A parte questo mi sembra che si stia affrontando la questione nella maniera sbagliata. Secondo me prima di decidere se i pc vanno cambiati o no, bisogna ragionare, con calma, sul loro utilizzo, e, possibilmente, anche sul risparmio. Ora, non è che bisogna comprare dei computer minimali, non è questo il punto, la questione sostanziale è cosa metterci dentro, perchè un computer non è nient’altro che una scatola, ciò che importa è il contenuto.
Già perchè una buona fetta del costo di un PC è dovuto al Sistema Operativo (S.O.). Il tecnico informatico del comune dovrebbe sapere, se è un tecnico, che non esistono solo i sistemi operativi proprietari, coma ad esempio Windows 7 e MacOSX, ma esistono anche i Sistemi Operativi aperti, il cosiddetto open source, che non costano nemmeno una cicca, o se costano, hanno un prezzo notevolemente inferiore ai sistemi proprietari.
Il punto saliente secondo me è questo, ed in comune nemmeno lo stanno affrontando. In sostanza, parlando di soldoni, se un PC con su le finestrelle costa 600 €, quello stesso PC con installato un sistema aperto costerebbe 400-450 €. Mi sembra un bel risparmio.
Il tecnico informatico del comune dovrebbe sapere, sennò fategli fare un corso di aggiornamento, che ormai il software libero ha fatto passi da gigante. Consideriamo ad esempio Linux, che non è un fumetto ma un S. O. inventato da Linus Torvalds e basato su UNIX (Linus+Unix=Linux). Ebbene, una volta Linux era considerato una cosa per smanettoni (come del resto il DOS prima che Bill Gates gli aggiungesse le famose finestrelle), cioè per quegli esseri strani che del computer conoscevano tutto, persino le parti intime. Ora non è più così. Linux ormai è diventato talmente semplice che anche un bimbo lo può utilizzare senza nemmeno i casini delle finestre. Eh si, sembrerà strano ma Linux ormai è diventato facilissimo e, anche graficamente, non è niente male. Lo si scarica da internet, lo si installa in un attimo, lo si usa da subito, nessun problema di licenze (a pagamento). Inoltre non ha tutti gli inconvenienti che si possono avere tenendo le finestre aperte, da cui può entrare di tutto, dai cavalli di troja, ai pericolosi virus. Dato che tali computer servono per l’amministrazione pubblica, che non può permettersi nessuna perdita di dati, ciò è di notevole importanza.
Io non sono un tecnico informatico, ma quando sento dire da qualcuno che il software libero non fa le stesse cose del software proprietario mi vengono in mente due cose, o che non sa di cosa parla, o che mente sapendo di mentire. In entrambi i casi meglio sarebbe se se ne stesse zitto.
Per la cronaca comunque, è giusto che si sappia che esistono distribuzioni (così si chiamano i S.O. basati su Linux), costruite apposta per i computer obsoleti. Strano vero? Eh si! I programmatori di Linux sono dei tipi davvero strani, invece di buttare la roba, pensano al loro riutilizzo. Li potremmo definire i green peace dell’informatica.
Qualche considerazione tecnica però ci vuole. In ambito d’ufficio forse ben pochi sanno che taluni formati proprietari, ad esempio il .doc, non solo è pesante ma può addirittura contenere dei virus. Immaginatevi un consigliere ignaro, che manda un testo .doc infettato ad un collega, che lo apre, infetta incosapevolmente il proprio pc, poi lo passa ad un altro collega che fa lo stesso e così via. Una strage informatica vera e propria.
Esistono invece dei formati aperti, tipo il .odt (quello usato da OpenOffice.org tanto per non fare nomi) che invece, oltre ad essere notevolemente più leggeri del .doc, non possono contenere virus. Perchè?
Semplice, il codice sorgente del documento in .doc non è visionabile, questo però non significa che nessuno ci possa mettere mano, qualche furbetto del quartierino che si intende un po’ di informatica, potrebbe riuscire ad aprirlo, manipolarlo ed inserirgli un bel bacherozzo infestante. Il formato .odt invece è un semplice file XML zippato. Ciò significa che anche voi, che magari di informatica ne sapete quanto io ne so di fisica nucleare (cioè nulla) potete aprirlo e vedere cosa c’è dentro. Bello no?
Certo anche il software libero può avere dei difetti, nessuno è perfetto. In tal caso il problema però viene quasi sempre risolto in pochissimo tempo. Questo perchè, essendo appunto libero, qualsiasi programmatore se lo vuole può metterci mano. Quando nel software libero c’è qualche baco, centinaia di programmatori in tutto il mondo si mettono a cercare la soluzione, ecco perchè i problemi vengono risolti in breve tempo. Per i software proprietari invece bisogna aspettare i comodi della casa madre che magari in quel momento è occupata a fare altro.
Di tutto questo però in consiglio comunale non si discute, ci si limita a dire pc si, pc no, affrontando il problema con prese di posizione invece di fare una sana e costruttiva riflessione.
Ci tengo a sottolineare inoltre, che il software libero è già usato dalle amministrazioni pubbliche di diversi paesi fra i quali la Francia, la Germania, la Cina ed il Brasile. Nessuna Repubblica delle Banane quindi ma fior di nazioni.
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Ecco trovato il capro espiatorio per le proprie incapacità, la Costituzione. Ogni volta che il Presidente del Consiglio non sa che pesci pigliare, e non capita di rado, addossa la colpa dell’inefficenza a qualcuno. Una volta è il Parlamento, poi l’opposizione, dopo ancora il Capo dello Stato, la moglie, i giornalisti, il panettiere e financo il barbone sotto il ponte. La colpa della sua incapacità è quindi da attribuire sempre a qualcuno o a qualcosa, mai una volta che ammetta di non esserne all’altezza.
Silvio Berlusconi dice che con questa Costituzione è impossibile governare, in sostanza sta dicendo che tutti devono fare ciò che vuole lui e basta. Non si discute. Peccato che una tale forma governativa esuli da ogni principio e consesso democratico chiamandosi dittatura, ed in Italia ne abbiamo già avuta una che ha causato fin troppi danni.
L’attuale Costituzione, una delle più moderne e democratiche che io conosca, ha fatto risorgere il nostro Paese dalle macerie della guerra, l’ha reso uno dei paesi più ricchi ed industrializzati, ha dato benessere e cultura agli italiani. Guarda caso però da quando si è cominciato a vilipenderla, violarla, denigrarla, non attuarla, gli italiani sono sempre più con le pezze al cu*o, forse è un caso ma forse no. Perchè la crisi economica italiana ha ben poco a che fare con la crisi finanziaria internazionale, dietro cui ci si è spesso riparati indicandola come responsabile, altro capro espiatorio, invece di ammettere che la nostra crisi è soprattutto strutturale, e lo è proprio perchè si è smesso di seguire la Costituzione. Perchè ognuno vuol fare a modo suo fuori da ogni regola, ognuno vuol fare il ras, il capetto, il comandate del vapore. “Chì cumandi mi” si sente spesso dire, dimenticandosi che in Italia chi comanda è il popolo italiano tramite il Parlamento suo diretto rappresentante.
Forse questo per il Presidente del Consiglio è uno shock, scoprire che non è lui che comanda ma un’accozzaglia di omuncoli seduti in un emiciclo. Del resto il governo in Italia si chiama Esecutivo, e che vuol dire? Significa che da noi i governi hanno il compito di attuare e far applicare le leggi che vengono approvate dal Parlamento, e di indicare le linee programmatiche, sempre previo consenso del Parlamento.
Egr. Sig. Berlusconi Silvio, impreditore, momentaneamente Presidente del Consiglio, se voleva comandare non doveva entrare a Palazzo Chigi ma in uno dei due altri palazzi, il Madama o il Montecitorio, perchè in Italia stà lì il vero potere. Così hanno voluto gli italiani, con uno di quei tanti referendum che così tanto lei aborra e cerca insistentemente di aggirare. E’ vero che il suddetto referendum è un po’ datato, ma dubito che gli italiani voglino tornarci su. Anche perchè, se si rendesse vano, addio alla poltrona di Capo dello Stato a cui lei aspira. Troverebbe quel posto occupato da quel giovane Savoia, al momento canterino a San Remo, ma legittimo pretendente a quella carica.
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Permettetemi di parlare del più grande partito lombardo. No, non è il PdL, come sicuramente tenderete a pensare ma il partito dell’astensionismo.
Con 2.721.237 non-voti, pari al 35,37% il partito del non-voto è in assoluto il maggiore partito lombardo, uscito dalle elezioni regionali. Se a questa percentuale già alta aggiungiamo le schede nulle e le schede bianche otteniamo la bella percentuale del 38,44%. Ciò significa che tantissimi cittadini della nostra regione hanno perso fiducia nei partiti che si sono presentati alle elezioni. Insomma le fanfare che alcuni strombazzano sono fanfare stonate e, anzi, piuttosto che suonare sarebbe il caso di preoccuparsi. Già perchè questo significa che chi ci ha governato fino ad ora, in realtà ha fallito. Altro che vittoria!
Certo il fallimento è doppio per l’opposizione perchè se non è riuscita a convincere queste persone sfiduciate, significa che è stata un’opposizione fallimentare.
C’è quindi da riflettere per tutti. Per chi governa perchè se il partito del non-voto decidesse di prendere una posizione alternativa, rischierebbe un flop clamoroso; per chi si oppone alla maggioranza perchè non ha saputo fare sue le istanze di questi delusi.
C’è anche un altro dato che si evince da questi numeri. La maggioranza ha bocciato i vari catto-ismi. Il non-voto insomma è stanco del catto-affarismo di Formigoni, del catto-comunismo del PD, del catto-integralismo della Lega. Perchè questa considerazione? E’ molto semplice, lo si capisce dalla sconfitta bruciante dell’UdC e del suo catto-vaticanismo, cioè il cattolicesimo più tradizionale ma meno bigotto, quel cattolicesimo moderno ma non esagerato, quello insomma della Santa Sede. La gente quindi è stanca di vedersi sempre tirare in ballo Dio da gente che poi alla resa dei fatti concreti di Dio non gliene importa nulla. Una seria considerazione suggerirebbe a lor signori di riportare Colui Che Sta Lassù ad una sfera più intima senza sbandierarlo ad ogni occasione, spesso a sproposito.
Ovviamente nulla accadrà, lo si vede dai loro comportamenti ad un mese e mezzo dalle elezioni. Chissà però che farà il partito di maggioranza, come reagirà questo popolo di sfiduciati alle prossime politiche, che siano fra tre anni o, non è da escludersi, un poco prima. Staremo a vedere, la partita è aperta e non è detto che a sorpresa possa venir fuori un terzo incomodo.
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Ieri 15 Aprile 2010 il TG1 delle ore 20.00 ha aperto giustamente con la morte di Raimondo Vianello. Un attore che tutti noi rimpiangeremo e che abbiamo nel cuore per la sua comicità elegante, senza mai una caduta nella volgarità.
Dopo i vari servizi sul grande Raimondo il telegiornale ha affrontato un tema di rilevanza nazionale. La seconda notizia per ordine di importanza, secondo il direttore del notiziario, sono i chewingum masticati.
Riconosciamo che è un argomento importantissimo e che oscura di gran lunga problemi minori del Paese quali il deficit pubblico, la disoccupazione, la pedofilia nella chiesa cattolica, le liti interne al PdL tra Fini e Berlusconi.
Ora che Minzolini ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica italiana il gravissimo problema di dove finiscono le cicche masticate, vi devo confessare che noi radicali, da sempre attenti alle problematiche dell’ambiente, abbiamo passato intere notti insonni alla ricerca di una soluzione. E l’abbiamo trovata!
La soluzione è molto semplice e chiunque di noi la può mettere in pratica ma la cosa sorprendente è che è a costo zero per le casse pubbliche. Scommetto che non ci credete e che vi sembra impossibile. Vi assicuro che invece si può.
La soluzione è …………………………………………………………………………: spegnere la TV!
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L’Associazione ComoGayLesbica, nell’ambito della promozione di iniziative volte a fornire una risposta concreta alla lotta contro l’omofobia e al fine di diffondere la cultura omosessuale nel territorio di Como, organizza due importanti eventi nel mese corrente:
- una tavola rotonda dal titolo Omosessualità e benessere psicosociale, il giorno 18 Aprile 2010 alle ore 16,00 nella splendida cornice di Villa Gallia a Como;
- una rassegna cinematografica dal titolo Sotto lo stesso cielo, presso l’Arci Xanadù a Como nei mesi di Aprile e Maggio 2010.
Ospiti illustri della tavola rotonda del 18 aprile saranno:
- Vittorio Lingiardi, Professore Ordinario di Psicopatologia Generale e di Tecniche di Valutazione Clinica e Diagnostica alla Sapienza di Roma. Il suo ultimo libro si intitola Citizen gay e tratta importanti argomenti quali: famiglie, diritti negati e benessere sociale.
- Francesco Billotta, avvocato della Rete Lenford, promuove la costituzione di una rete di avvocati su tutto il territorio nazionale che si occupano della tutela giudiziaria delle persone omosessuali.
- Anna Paola Concia, Onorevole, unico omosessuale dichiarato nel Parlamento Italiano, si è sempre battuta e schierata in favore delle minoranze e dell’uguaglianza dei diritti. Di recente si è fatta promotrice della legge contro l’omofobia.
- Marina Terragni, giornalista del Corriere della Sera e scrittrice, ha da poco pubblicato il libro La scomparsa delle donne. Maschile, femminile e altre cose del genere. Sarà il moderatore e conduttore del dibattito.
Il convegno ha lo scopo di inziare un dialogo e un’analisi partendo dalla realtà italiana per poi arrivare a collocare il tema sul territorio lariano. L’obiettivo è cotruire un documento che possa essere da base di partenza per lo sviluppo futuro di azioni concrete e mirate contro l’omofobia e in favore all’uguaglianza dei diritti. Questo obiettivo verrà raggiunto soprattutto attraverso un dialogo con le associazioni GLBTQ lombarde, i partiti politici, i movimenti, le associazioni impegnate in qualsiasi campo civile e sociale e naturalmente tutti i cittadini che sentiranno l’esigenza di intervenire e dare il proprio contributo.
Sotto lo stesso cielo è la prima rassegna di cinema a tematiche omosessuali organizzata da ComoGayLesbica.
Per l’elevato livello culturale della rassegna e per l’importante messaggio che si vuole dare, la Provincia di Como, mediante delibera di giunta unanime, su proposta dell’Assessore alle Pari Opportunità, Simona Saladini, ha sostenuto economicamente il progetto e concesso il patrocinio. L’idea nasce dalla costatazione che i continui e reiterati episodi di violenza perpetrati sulle persone omo e transessuali dimostrano quanto ancora sia poco diffuso il rispetto della differenza intesa come arricchimento del singolo e quanto sia importante attuare delle iniziative che possano restituire dignità sociale a tutti.
Le evidenze scientifiche affermano che, spesso, la paura nasce dalla non conoscenza: la rassegna ha proprio l’intento di far superare pregiudizi e stereotipi affinché l’omosessualità possa essere riconosciuta con consapevolezza. Di più: le persone omosessuali, oggi non hanno gli stessi diritti degli eterosessuali e vengono discriminate dalla società e questa mancata accettazione sociale, a volte anche personale, della propria condizione, porta a laceranti conflitti, ancora più gravi per i transessuali.
Per questo motivo il Ministero delle Pari Opportunità ha promosso un’importante campagna di informazione, la prima nel suo genere in Italia, rivolta proprio alla lotta contro l’omofobia. L’omofobia ha i giorni contati è lo slogan di questa campagna nazionale che viene condiviso anche da ComoGayLesbica. Gli omosessuali hanno iniziato a raccontare le proprie storie, gli amori, la semplice vita quotidiana per creare una propria identità e, in altre parole, cultura. Con questa rassegna ComoGayLesbica vuole dare visibilità alle produzioni che difficilmente trovano spazio nei canali eterosessuali e raccontare le storie degli omosessuali, storie semplici ma allo stesso tempo straordinarie: storie di quotidianità normalità.
La scelta dei film ha portato a prendere in considerazione gli aspetti più importanti del mondo omosessuale, nella fattispecie gay, lesbico e trans.
Storie incanalate nel vissuto di protagonisti che vivono e amano, che gioiscono e soffrono. Il loro mondo corre parallelo nella società di oggi e ci induce a riflettere non sulla diversità ma proprio sulla normalità a tal punto da far sorgere una domanda: Diverso da chi?
La transessuale, Transamerica, giunta alla fine del cammino di cambiamento di genere deve però prima affrontare il ricongiungimento e la riappacificazione con il proprio figlio perso nelle sue inettitudini. Solo con un lungo viaggio da New York a Los Angeles, il figlio impara a riconoscere il padre che è diventato una donna e accettarla per com’è.
Il lesbismo con Women viene affrontato in un film realizzato da tre donne registe femministe con un tocco di rara sensibilità, delicato e commovente, narrando le vicende amorose, il desiderio di maternità, la naturalezza della famiglia al femminile, tutto attraverso il filtro del tempo: tre storie di donne che abitano la medesima casa nell’arco di un trentennio, perché tutto può cambiare ma i sentimenti e il bisogno d’amore sono immutabili e universali.
Infine la storia commovente, A single man, intensa e struggente di un uomo rimasto solo. L’amato è morto da poco: il protagonista, un professore universitario nella California degli anni ’60, non riesce più a trovare un motivo di vita.
Cerca di uccidersi, impacciato, sovrastato da una possibilità più grande delle sue forze. L’amore lo porterà ad un altro destino, forse più beffardo, ma almeno rappacificato e sereno con se stesso.
Sede della rassegna sarà lo Spazio Gloria (ex cinema Gloria) del Circolo Arci Xanadù, via Varesina 72 a Como (loc. Rebbio) con inizio alle ore 20,45 mercoledì 21 e 28 aprile e mercoledì 5 maggio; mentre la quarta proiezione avverrà domenica 16 maggio alle ore 18,00, a celebrazione della giornata contro l’omofobia. Ogni proiezione sarà preceduta da una testimonianza dal vivo, e la giornata conclusiva ospiterà rappresentanti del mondo dell’associazionismo, alcune personalità istituzionali lariane e il direttore dell’UNAR (Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni) che porterà il contributo ministeriale all’iniziativa.
Ogni film sarà accompagnato dalla proiezione dello spot contro l’omofobia prodotto dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri trasmesso in televisione e alla radio, oltre che negli spazi multimediali di aggregazione sociale quali Youtube e Facebook.
http://sottolostessocielo.comogaylesbica.it
http://www.comogaylesbica.it
http://www.provincia.como.it
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Sentenza rivoluzionaria, almeno per noi, quella pronunciata dalla Corte di Strasburgo, in merito al ricorso di due coppie austriache che si sono rivolti ad essa per vedersi riconosciuto il diritto alla fecondazione eterologa. Tale sentenza che è vincolante per tutti gli stati UE, quindi anche per noi, riconosce il diritto di ricorrere all’inseminazione artificiale anche se lo sperma o l’ovulo sono donati da persone diverse dal partner.
Per maggiori informazioni vi rimando a questo articolo.
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La rivendicazione da parte di Umberto Bossi di guidare Milano, la capitale del suo regno – legittimo obiettivo per chi ha costretto l’alleato a cedergli già la guida di Piemonte e Veneto e dargli una preminenza nel suo territorio di maggior radicamento, la Lombardia – dovrebbe aver fatto fare riflessioni reattive a qualcuno.
Avevo promesso qualche spunto post-elettorale su Milano e la Lombardia. Mi pare che si sono ampliate le ragioni (mi scuso tuttavia se la breve vacanza pasquale rende lettera e allegato un materiale un po’ più ampio del previsto).
Penso che il centro-destra ora avrà qualche mese per frizionare su questo terreno di leadership. Lasciando a Roberto Formigoni tutta la difficoltà di tradurre in una governance accettabile il livello di scontro sotterraneo che si è espresso nel quadro dell’esito delle regionali: a Venezia i leghisti hanno invalidato Brunetta, a Lecco i ciellini (o comunque i pidiellini) hanno invalidato Castelli. Saranno mesi duri per loro. La ricandidatura di Letizia Moratti a Milano passa attraverso rapporti più lividi (bilateralmente) con la sua maggioranza. E’ vero che le risorse finanziarie sono una condizione del patto. Ma gli irrisolti locali (strategia, identità, attrattività, coesione, etica pubblica) aprono inquietudini.
E penso anche che saranno mesi duri per il PD che non solo deve uscire da scontri nazionali riesplosi (partito inclusivo o schieramento inclusivo, leadership che corrisponde ad apparato o a credibilità sociale,eccetera) ma che deve guardarsi in faccia in Lombardia e a Milano dove alla pareti, scadenza dopo scadenza, sono stati appesi i ritratti più scoloriti che la storia della sinistra qui ricordi. Saranno mesi duri per loro.
Verrebbe da dire: mesi dunque da utilizzare. Mesi da mettere al servizio di un progetto che restituisca al tema del rapporto tra società e politica alcune categorie che sono state gravemente dimenticate (ma non dalla Lega che ci ha seriamente lavorato sopra). Società e politica da ricondurre insomma al caso di Milano. Un contesto segnato dall’elettricità dei comportamenti di moda, ma in una certa pietrificazione dei codici che appartengono alla vita democratica.
Ho utilizzato la proposta del direttore di Mondoperaio Luigi Covatta di realizzare sul numero 3/2010 un contributo ad una analisi aperta da Giuseppe De Rita sull’Italia in cui si sterilizza l’identità nazionale e si creano i poteri dei cacicchi e a cui hanno contribuito – con il loro pensiero ben più robusto del mio – in molti, tra cui Luciano Cafagna e Giorgio Rebuffa. Il fascicolo è in uscita in questi giorni.
Per ora si tratta di un appunto (qui un poco ampliato) più che di una analisi. Da un lato un punto di maturazione della breve, intensa ma invalidata esperienza di campagna elettorale. E forse anche un punto di partenza per una riflessione diciamo operativa che guardi a questi “mesi da utilizzare” nello spirito descritto. Almeno che guardi al bisogno di un luogo e un modo di approfondire quel bisogno di discussione che è il risultato più vistoso della proposta di temi e argomenti che ho effettuato da inizio d’anno (Philippe Daverio mi diceva nei giorni scorsi “come ci manca ora un Club Turati!”).
Per rifiutare intanto l’idea che delle scadenze della comunità milanese si parli ancora più a colpi di gossip che di contenuto.
Troppi – che potrebbero partecipare, dire la loro, contare qualcosa – passano il tempo a guardare dalla finestra. Pur ancora (vagamente) interessati alla politica fanno ad altri domande vaghe su chi sarà il candidato, su come si risolveranno gli scontri di potere innescati a destra e a sinistra. Una parte significativa dei ceti produttivi e professionali, una parte grande della gioventù che sta entrando nel mercato del lavoro non pensa di esprimere un pensiero che possa contare nelle scelte. Che è cosa diversa dal voto. Il crinale dell’astensione per costoro è sempre accarezzato.
Si comincia a capire che gli apparati professionali della politica pensino che sia meglio avere a che fare direttamente con chi sottosta solo alle regole pubblicitarie della campagna elettorale. Con chi risponde a stimoli da consumatore. L’elettorato critico infastidisce entrambi. Quel che si chiamava “voto d’opinione” ha esigenze non risolvibili con la cultura della politica che proviene oggi dai conventi. Dunque pecorelle al voto oggi, garanzia di delega senza partecipazione domani.
Che questa atrofia investa anche il ceto imprenditoriale è il colmo. Vuol dire che non hanno ancora capito cosa significhi la storia di un tale Anemone che, nel più assoluto anonimato, da solo si mangia una fetta impressionante di opere pubbliche nel nostro paese. Ugualmente fanno finta di non capire il significato inquietante di indagini sull’arrivo della finanza mafiosa nel riciclaggio di capitali reso possibile dalle crescenti compiacenze dell’economia milanese.
Aggiungo un dettaglio di contesto. Cade la circostanza di un evento promosso dall’Università degli Studi di Milano insieme alla Cattolica per onorare la memoria di Giorgio Rumi, storico fine e di vaglia, cattolico-liberale (Andrea Riccardi preferisce la dizione “guelfo liberale”) di cui molti hanno parlato presso Fondazione Cariplo in modo da restituire qualche speranza sul tema che questo articolo ritiene di sollevare. Piero Bassetti, centralmente, ha sottolineato così un pensiero di Rumi: la storia non la fanno i prìncipi, ma le società e le loro classi dirigenti.
Già, un evento in controtendenza rispetto al teatro della politica che viene ormai scelto per riempire le cronache sui media. Così da pensare che alcuni ambienti che hanno fatto la storia di Milano – a cominciare dalle correnti sostanziali del risorgimento, quella repubblicana e quella cattolica liberale per finire alla loro evoluzione nel novecento tra riformismo socialista e umanesimo cattolico – non abbiano più neanche interesse ad uscire dal loro sguardo separato, degnandosi di fare notizia. Ritrovando percorsi anche chi ha presidato di più libertà e diritti civili, tra cui radicali, volontariato civile, associazioni ispirate alle priorità costituzionali.
Allego il testo, un filo più ampio, dell’articolo che sul fascicolo in distribuzione di “Mondoperaio” ha avuto per titolo “Classe generale cercasi” riprendendo qui, senza sconvenienze per chi avvertisse stridore causato dai significati diversi che nel tempo assumono i luoghi della politica e della cultura, il titolo originale (meditata provocazione) di “Riscossa borghese”.
Grazie a chi avrà la pazienza di leggerlo.
Milano, 6 aprile 2010
Stefano Rolando
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Ecco alcune notizie di mala informazione. Volutamente non le vogliamo commentare, lasciamo i lettori liberi di formarsi una autonoma opinione.
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